Un discorso di Capellaro
I ricordi di chi lavorò al fianco di Teresio.
I ritagli
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Colore di riferimento: rosso, lo stesso della parola evidenziata nel primo paragrafo di fonte in fondo alla pagina. Trascrizione del documento: «Caro Gassino. Sono passati ben 16 anni da quando nel 1944 ebbi la buona ventura di incontrarla sul mio cammino. Erano allora tempi molto scabrosi, la guerra era ancora in atto. Mi ricordo come fosse ieri l’impressione che Lei mi fece. Ottima veramente. Mi ricordo il primo lavoro che Le diedi. Era il controllo di un mio studio su una camma della 14 che Lei sbagliò per una banale dimenticanza ma che mi diede nello stesso tempo la misura della Sua padronanza del disegno. E questo per me era fondamentale perché se ero abile come schemi e schizzi ed avevo le idee chiare, ero relativamente preparato ai misteri del mestiere, per non dire arte, del disegnatore.»
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Colore di riferimento: giallo, lo stesso della parola evidenziata nel secondo paragrafo di fonte in fondo alla pagina. Trascrizione della pagina: «Attorno a Capellaro si era raccolto un gruppo di progettisti, fra cui Teresio Gassino, che non erano né ingegneri né laureati (molti avevano solo la licenza elementare), ma erano tutti dotati di straordinaria genialità e creatività. Essi inventarono praticamente, al di fuori di qualsiasi circuito accademico, una nuova meccanica assolutamente non convenzionale, molto diversa da quella che si insegna nei politecnici. Era una meccanica dei segnali deboli, non di forza, adatta a trasmettere e a manipolare la leggerezza dell’informazione. La sua materia prima per eccellenza era la semplicissima lamiera. La mitologia del «progettista-inventore», che sperimenta e crea un nuovo prodotto con un suo gruppo di lavoro, divenne determinante in Olivetti e alimentò certamente gran parte delle energie interne e delle risorse umane che ne forgiarono il successo.»
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Colore di riferimento: giallo, lo stesso della parola evidenziata nel secondo paragrafo di fonte in fondo alla pagina. Trascrizione della pagina: «I progettisti-inventori di Ivrea si erano messi di buona lena a sviluppare nuove famiglie di prodotti, che avevano mutuato dai calcolatori elettronici alcuni concetti di logica organizzativa, ma la realizzavano in termini di lamiera, alberi rotanti, arpionismi, ingranaggi. Ogni dispositivo di queste macchine era un gioiello di genialità e creatività. Ma i progettisti-inventori di Ivrea, diretti da Gassino, ebbero la sfortuna di operare alle soglie della rivoluzione elettronica. Gassino si fece veramente la punta al cervello per realizzare una nuova macchina contabile, con la convinzione che la logica meccanica avrebbe potuto emulare l’elettronica a minor costo. Non vi è alcun dubbio che Gassino fosse capace di far fare alla meccanica cose stupefacenti, ma la battaglia era persa in partenza.»
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Colore di riferimento: pesca, lo stesso della parola evidenziata nel terzo paragrafo di fonte in fondo alla pagina. Trascrizione della pagina: «Capellaro ed il suo alter ego, un geniale ex operaio che ne ripercorreva le orme ed in quegli anni aveva assunto una posizione di grande prestigio, avevano impostato un modo di lavorare caratterizzato da grande pragmatismo ed efficacia. Una volta impostato il congegno che si doveva sviluppare, se ne schizzavano i componenti e i disegni venivano subito trasformati in pezzi nell’officina prototipi annessa al Centro Studi, in modo che in pochissimo tempo fosse possibile montarli e verificarne il funzionamento. Era una sorta di progetto sperimentale che procedeva senza soluzioni di continuità tra il tecnigrafo (il CAD era di là da venire) e il tavolo posto accanto, dove man mano il prototipo prendeva consistenza, in modo veloce e positivo, condizionato solo dalla eccessiva bravura degli operai della officina i quali riuscivano a realizzare pezzi che poi difficilmente era possibile replicare nella produzione di serie.»
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Colore di riferimento: blu, lo stesso della parola evidenziata nel quarto paragrafo di fonte in fondo alla pagina. Trascrizione del post: «Spilla d’Oro, orologio regalo. Il sig. Teresio Gassino, sempre attento a unire, collegare, per associarsi maggiormente tra il suo ufficio ed il laboratorio esperienze, propose a tutti gli impiegati del Centro Studi a collaborare per regalarci, alla consegna della Spilla d’0ro, un orologio Vetta automatico da polso, considerato per gli operai un bene lussuoso, nessuno di noi lo possedeva. Anche i pranzi e le gite nei posti più incantevoli sono state opere sue. Realizzate il sabato e domenica con i pullman della Ditta. Questi privilegi ebbero fine con il suo allontanamento dal Centro. Anche la situazione interna, ed i tempi, erano mutati e non da poco.»
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Colore di riferimento: blu, lo stesso della parola evidenziata nel quarto paragrafo di fonte in fondo alla pagina. Trascrizione del post: «A quei tempi l’America era lontanissima e il sig. Capellaro fu il primo dirigente a beneficiare un viaggio premio negli Stati Uniti e a Walt Disney. Ma sul progetto di queste macchine già era presente l’estro creativo di un suo allievo: Teresio Gassino. Sicuramente l’ing. Capellaro non avrebbe raggiunto tanto successo senza l’ausilio di questo diligente allievo, che unito ai: Daly, Azzalin, Bertino, Giolitti, Vanoni, Ottino, Bellis, Giannitrapani …girava senza tregua da un tecnigrafo all’altro per seguire la concretezza delle sue idee. Anche il laboratorio a loro disposizione risolveva rapidamente le loro necessità. Ognuno di noi ricapitolò le virtù antiche dei padri; onestà, laboriosità, coraggio.»
Le fonti
- Un documento dattiloscritto redatto da Natale Capellaro, presumibilmente preparato per un discorso in occasione della celebrazione della nomina di Teresio a Direttore Centrale, avvenuta qualche mese prima con decorrenza dal 1° gennaio 1960. Capellaro aveva ricoperto l’incarico di Direttore Centrale nel 1952. Il documento è stato ritrovato nell’archivio personale.
- Le parole (giallo, Piol) di Elserino Piol, manager in Olivetti, dal suo libro Il sogno di un’impresa. Dall’Olivetti al venture capital: una vita nell’information technology (Il Sole 24 Ore, 2004), capitoli Olivetti nel 1960, pp. 19–25 e Strategia prodotti nella “nuova” Olivetti, pp. 75–79.
- Le parole (pesca, Sartor) di Sandro Sartor, addetto al personale in Olivetti, dal suo libro Via Jervis, n. 11. Alla ricerca dell’Olivetti perduta (Manni Editori, 2005), capitolo Il regno di Capellaro, pp. 45–53.
- I ricordi di Luciano Banchelli sulla sua pagina social (link 1 e 2). Assunto nel 1936 presso la Scuola Meccanici e dipendente Olivetti per quarant’anni, ha pubblicato libri di memorie nei quali racconta anche la sua esperienza nell’azienda.
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Commenti
UmbertoLOgos 27
Ciropeccato la guastosità elevata… calcoli percentuali automatici, elevazioni a potenza… bella con rumore di mitragliatrice
Luciano BanchelliMeccanicamente era un gioiello, nessuno è riuscito a imitarla, la velocità elettronica l’ha superata, ma non pensate che tutto sia andato liscio, abbiamo solo assistito il finale della 101 che con molta fortuna e naturalmente ingegno ha superato lo scoglio. In quanto a rumore, il rullo della testina in fase di stampa, superava la vostra vecchia mitragliatrice.
RobertoBei ricordi, alla 27 ho lavorato al controllo statistico del precollaudo.